ESSERE ULTRAS innaguriamo oggi una nuova rubrica su Voti Fanta. Le curve e i tifosi che le riempiono, gli Ultras, quello che del calcio è l' essenza, ne sarà il tema. In uno sport oramai più vicino al business che al gioco, lo stadio diventa sempre di più un luogo dove leggi speciali e repressione, cancellano i diritti civili di base. Gli Ultras resistono, con la loro storia e l' amore per la squadra. Uno di loro ci racconterà, a puntate, cosa significa vivere il calcio da Ultras. Senza ipocrisie e favole giornalistiche.
Fondamentale premessa a quanto andrete a leggere: l'intento non è quello di difendere una categoria perché non esiste, fare propaganda perché non siamo un movimento politico, tentare di far cambiare idea a nessuno perché non sarebbe in ogni caso possibile, convincervi che siamo dei santi perché non lo siamo, discolparci da qualcosa perché colpe non ne abbiamo.
Voglio invece partire da una domanda: ti sei mai chiesto o hai mai chiesto a qualcuno chi è un ultras? Sono sicuro che un buon 90% delle persone a cui faresti la domanda ti risponderebbe che un ultras è un violento, un poco di buono, un ignorante, uno che va allo stadio solo per fare danni.
Niente di più sbagliato, l'ultras è chi sceglie di vivere in funzione della propria squadra, la ama nel bene e soprattutto nel male, chi partecipa attivamente durante tutta la settimana, chi torna a casa sempre senza voce e con le mani gonfie, chi viaggia e si sacrifica in nome di un credo. E stai pur certo che non si gioca a fare l'ultras, o ci nasci o non lo diventi, non c'è una scuola.
La storia del movimento ultras in Italia inizia sul finire degli anni 60 ma si concretizza e prende forma negli anni 70. Negli stadi italiani compaiono tamburi, fumogeni, sciarpe e purtroppo anche razzi e uno di quest'ultimi colpì a morte Vincenzo Paparelli nell'ottobre del 79 durante il derby Roma-Lazio.
Gli anni 80 furono il vero e proprio boom, comparvero infatti gli striscioni, le trasferte organizzate, i cori e i leader nelle curve. Non ci dilungheremo troppo sulla storia, non possiamo però non citare gli anni 90 e l'episodio che marchia probabilmente in modo indelebile il movimento ultras italiano: nel gennaio del 95 Claudio Spagnolo, meglio conosciuto come Spagna in gradinata nord genoana, venne accoltellato a morte da Simone Barbaglia prima di un Genoa-Milan passato tragicamente alla storia.
Da lì una escalation di pregiudizi e luoghi comuni che tuttora ci fanno tristemente compagnia e che ci fanno guardare dalla gente con sospetto quando va bene e più comunemente con un mix di paura mista allo schifo.
Ma non vogliamo fare del vittimismo, non è nel nostro stile e soprattutto nel nostro dna. Tornando a noi devo dire che nella mia ormai più che ventennale "carriera" di curva ho conosciuto davvero tanta gente: persone ignoranti come capre, avanzi di galera, gente che non aveva niente da perdere ma anche professionisti, figli di notai, studenti universitari e tanta ma tanta gente normale con un gran cuore e la malattia verso la propria squadra.
Al ritorno da una trasferta di quelle lunghe, tanto per dirne una, ho fatto parte del viaggio con una giovane giornalista ed arrivati a destinazione lei mi fa "quasi non ci credo che sei un ultras, sei un ragazzo così intelligente". Il pregiudizio, maledetto pregiudizio.
Prendi la violenza per esempio, chi non mi conosce bene pensa di me che sono o che posso essere stato un violento in alcuni casi: errato. L'ultras non è necessariamente un violento, non usa lame, non infierisce se sei per terra, è rispettoso della tua fede oltre le rivalità, protegge i suoi fratelli a rischio della propria incolumità, non fa mai un passo indietro, non ruba e sottolineo non ruba negli autogrill.
Non è necessariamente un violento ma nemmeno un pacifista, sia chiaro, se c'è da scontrarsi probabilmente lo fa ma lealmente, sia giusto o sbagliato non sta a me giudicarlo ma nemmeno a te che stai comodamente seduto sul divano con il culo foderato da un abito firmato, additi e moralizzi e poi chissà quante ne fai...
Il tema è forte e controverso, lo so, non è facile parlarne e trovare i giusti termini per definire un fenomeno, quello italiano, che è ancora molto rispettato a livello europeo. Ma avremo tempo e modo di parlarne approfonditamente. Inizieremo un viaggio itinerante, purtroppo solo virtuale per il momento, nelle curve italiane e ne racconteremo pregi, eventuali difetti, gemellaggi e rivalità, storia e daremo un voto. Sia ben chiaro, non è una classifica, non ci sono premi ma solo sincere opinioni e magari confronti. Se vuoi dare voce alla tua curva, parlare di un argomento che ti sta a cuore e che non ha cassa di risonanza, raccontarne la storia, indipendentemente dalla serie in cui milita la tua squadra, scrivici e saremo contenti di confrontarci serenamente sempre con unica e imprescindibile regola: ULTRAS IS NOT A CRIME
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