"I migliori anni della nostra vita" canterebbe Renato Zero. Gli farebbe eco in coro la tifoseria bianconera, leggermente meno le altre fazioni. Certo, se sei di Milano e in camera hai appesi i poster di Van Basten e Shevchenko non saranno stati certamente i migliori, ma se lo fossi forse non saresti arrivato a leggere fin qui e ti saresti fermato solamente al titolo. Se invece, nonostante questo tendenzioso preambolo, sei ancora qui a decifrare le incaute valutazioni di uno juventino qualunque, sei un tifoso sportivo, obiettivo e sincero.
Questo non è un encomio ad una formazione che tra l'altro lo meriterebbe(vincere cinque scudetti in altrettanti anni, una Coppa Italia, tre Supercoppe italiane non è da tutti), ma una semplice, spassionata e quasi banale riflessione su un percorso che ha portato, nel giro di pochi anni, a propinare un po' di felicità a tutti i tifosi juventini scossi dalle barbarie della cupola.
Entrare nella storia non è semplice: ci hanno provato in tanti, molti hanno fallito. Le battaglie però, sconfinate nei secoli, portano avanti il nome di coloro che l'hanno vinte. Una battaglia si vince con una strategia che deve rivelarsi infallibile: una difesa efficace, un attacco letale. La Juventus quest'anno ha vinto la sua quinta battaglia consecutiva: la storia ci insegna che, veramente in pochi, sono arrivati a cotanta gloria. Proprio così: l'almanacco dei quinquenni è veramente esiguo di successi nella storia del campionato italiano. Solo tre squadre, prima della compagine di Allegri, erano riuscite nell'impresa: la Juventus del "Quinquennio d'oro", dal 1930/31 al 34/35, capitanata dal mister Carlo Carcano, precursore del Metodo, schema tattico innovativo e convincente. O il Grande Torino di Mazzola e compagni, che vinsero tutti gli scudetti dal '42 al '49(non tornano i conti poiché la guerra fermò anche, seppur parzialmente, il calcio). O per ultimo, ma per semplice periodizzazione cronologica, l'Inter di Mancini e Mourinho, con il Triplete e lo "scudetto degli onesti", essendo magnanimi.
E se pensate che i record siano finiti qui vi sbagliate: c'è un motivo per cui Buffon ha parlato di questo scudetto come il più importante vinto con questa maglia cucita al petto. Qui si potrebbe parlar per ore, elencando tutti coloro che, dopo il lugubre avvio di stagione bianconero, si sono calorosamente espressi con un "il ciclo Juve è terminato", o "non è mai successo per cui non capiterà neanche adesso", o meno imparzialmente e con un secco e poco lungimirante "la pacchia è finita". Ma non siamo, concedetemi la parola, così "stronzi". Per cui non andremo a toglierci queste effimere soddisfazioni. Ci soffermeremo solamente di fronte ai numeri e ai dati che hanno reso questo tricolore uno dei più amabili e gioiosi.
Non succedeva infatti da quarant'anni, precisamente dalla stagione '74/'75, che perdendo la prima gara una squadra vincesse poi il campionato. E inoltre: non era mai successo che una squadra con un punto nelle prime tre giornate, o dodici punti dopo dieci, riuscisse a vincere poi lo Scudetto. Non capitava da dieci anni, infine, che la squadra campione d'Italia non fosse stata campione d'inverno. 24 vittorie nelle ultime 25, dove, in queste giornate, sono stati totalizzati 73 punti su 75 disponibili, 56 gol fatti, solamente 9 gol subiti. Merito degli arbitri, come molti vogliono far credere? Non scherziamo. Sono numeri da record, bisognerebbe fare un plauso e rimanere in silenzio.
E pensare che anche gli afecionados più ferventi, di fronte alla punizione di Sansone, stavano silenziosamente gettando la spugna. E invece no, un tragico epilogo si trasforma magicamente in uno dei lieti fine più intensi ed emozionanti mai visti. Sarebbe riduttivo, e anche poco nobile, riconoscere il merito di tutto ciò ad un gruppo in particolare, o ad un solo elemento. E' merito dei senatori che, dopo Reggio Emilia, si sono caricati la squadra sulle spalle. E' merito di Dybala, che con i suoi 16 gol ha incantato la tifoseria torinese. E' merito di Pogba, che con 11 assist all'attivo ha sbaragliato ogni record. E' merito di un certo Gigi Buffon, che di record altrui, ne ha lasciati pochi ancora in giro. E' merito di una retroguardia perfetta, o di un massaggiatore che poco ama i riflettori. E' merito di Conte, perché no, in quanto ha saputo plasmare un organismo capace di sconfiggere chiunque. E infine, sarà anche merito di un certo Massimiliano Allegri che ha dato, a questo organismo, le sembianze di un meccanismo perfetto ed invidiabile. Potremmo continuare per ore: il senso è stato reso chiaro. Questo scudetto è il risultato di un lavoro di gruppo, condotto meticolosamente e con in mente un solo scopo: scrivere la storia di questo sport.
Lungi quindi da qualsiasi fazione, che sia Juve Milan Roma Inter Lazio o Napoli, non si può dire che questo non sia stato fatto. Un tricolore da tanti sperato, da molti "gufato". E invece, dal dover essere il più difficile, si è rivelato poi l'unico conquistato ad Aprile.
Una trovata quasi pubblicitaria si sa(bisogna ringraziare il calendario anticipato di quest'anno), ma che rappresenta un altro forte ed inequivocabile segnale di orgoglio, pronunciato, per essere chiari, da un semplice juventino qualunque.



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