Speciale Fantacalcio - FantaVintage: Lazio - Inter 2001/02 (con Highlights)


Come per ogni giornata di campionato, torna il nostro appuntamento abitudinario con FantaVintage, la rubrica dedicata a tutti i nostalgici del calcio passato.

Per questa 36° Giornata di Serie A è in programma il big match tra Lazio e Inter, chiamate a far punti in un campionato che non ha regalato molte soddisfazioni ad entrambe le tifoserie. Una Lazio non completamente rivitalizzata dalla cura Inzaghi incontra all'Olimpico la troupe nerazzurra, rassegnata ormai all'Europa League ma con la matematica che non la condanna pienamente al raggiungimento dalla coppa dalle grandi orecchie.

Ciò che interessa a noi però non è il presente, per quanto emozionante sia, bensì il passato, con tutte le impressioni e i sentimenti nostalgici che ne scaturiscono. Per onorare al meglio questa autorevole sfida abbiamo scelto per voi quella avvenuta tra le due squadre nella stagione 2001/02, terminata con il risultato di 4-2 per i capitolini.

La 100° edizione del campionato di calcio italiano, la 70° con la formula del girone unico, fu una delle stagioni più appassionanti che la nostra nazione ci abbia mai offerto, condita da un finale mozzafiato ed imprevedibile. L'epilogo di stagione, con il suo noto riferimento cronologico, inserì il “5 Maggio” nella memoria collettiva di tutti i fervidi tifosi juventini e non, divenendo una data di culto tra gli esperti di questo sport.

La Juventus di Marcello Lippi, al ritorno a Torino dopo la breve parentesi nerazzurra, iniziò il campionato nel migliore dei modi, inanellando tre vittorie nelle prime tre giornate. In seguito però, le sue dirette inseguitrici, finirono pian piano per scavalcarla. Campione d'inverno fu la Roma, dopo un affiatato duello con la rivelazione del campionato, il Chievo di Luigi Delneri, sorretta dalla formidabile coppia gol Marazzina-Corradi.

Il girone di ritorno vide il calo della compagine clivense, che proseguì comunque il suo più che dignitoso tragitto posizionandosi in quinta posizione, con la conseguente risalita della troupe bianconera che, insieme ad Inter e Roma, iniziarono una vera e propria lotta a tre.
Il torneo sembrò arrivare a una svolta il 24 Marzo quando l'Inter, battendo in casa la Roma nello scontro diretto, distanziò rispettivamente di tre e quattro lunghezze le altre due pretendenti. La domenica successiva il distacco sulla Juventus crebbe a sei punti e sembrò tagliare fuori i piemontesi dalla lotta scudetto: ma una sconfitta a San Siro della capolista alla trentesima giornata contro l'Atalanta permise a Del Piero e compagni di credere ancora nel tricolore.

Le sorprese però non finirono qui: la troupe di Cuper, nella prima stagione alla guida dell'Inter, ebbe nella 32° Giornata la possibilità di chiudere definitivamente il discorso scudetto nella trasferta a Verona contro il Chievo(la terzultima: il girone era composto da 18 squadre): ma un gol di Federico Cossato al 90'(l'ottavo della stagione) regalò il pareggio ai veneti per 2-2 e, in contemporanea, un gioiello di Pavel Nedved a due minuti dal termine della sfida contro il Piacenza fece sfumare i sogni di uno scudetto ipotecato per l'Inter. Di fatto, da un possibile più cinque, i nerazzurri si trovarono ad un solo punto di vantaggio dalla formazione piemontese.

Dopo una penultima giornata che, con le vittorie di Inter Juve e Roma, non cambiò le carte in tavola, si arrivò all'ultimo turno di campionato con una classifica alquanto rocambolesca, che citava:

-INTER 69

-JUVENTUS 68

-ROMA 67

L'amaro o dolce epilogo(in virtù dei punti di vista) lo ricordiamo tutti, con la compagine nerazzurra che, impegnata contro la Lazio, si vide soffiare il titolo dalla Juventus di Del Piero e Trezeguet, uscita vincente dal Friuli per 2-0. Come se questo non bastasse, i lombardi furono addirittura scavalcati dai giallorossi che, superando di misura il Torino, si piazzarono in seconda posizione.
Un campionato a dir poco entusiasmante, che vide come capocannonieri ex aequo Dario Hubner e David Trezeguet con 24 reti. Ad abbandonare la massima serie furono in quattro: il Verona di Malesani, nonostante un ottima prima parte di stagione, insieme al Lecce, Venezia e Fiorentina che, sconquassata dall'infortunio di Chiesa e dal fallimento societario che finì poi per declassare la squadra in C2, non riuscì purtroppo a salvarsi.

IL MATCH

Domenica, 5 Maggio 2002, ore 15, un cielo limpido e ceruleo fa da sfondo ad un match che, apparentemente, sembra una formalità. Più di 75 mila tifosi accorsi per vedere con i propri occhi il trionfo di Ronaldo e compagni. Il clima è surreale: le curve sono gremite di tifosi interisti: l'Inter, come appare evidente, ha quasi il vantaggio di giocare in casa. Sventolano celeri gli stendardi nerazzurri, anche da fazioni non del tutto lombarde. Il gemellaggio tra i due club e l'astio biancoazzurro nei confronti dei cugini giallorossi sono due “giustificati” motivi che la partita che andremo a vedere ha tutto l'aspetto di un'amichevole.
Ma la Lazio si gioca un posto in Coppa UEFA e, se i tifosi sembrano aver abbandonato il loro abituale credo, quasi tutti i giocatori in campo hanno intenzioni completamente diverse, come vedremo.
Le formazioni del match:

Lazio (4-4-1-1): Peruzzi, Stam, Nesta, Couto, Favalli, Poborsky, Giannichedda, Simeone (33' St Baggio), Stankovic (16' St Cesar), Fiore , Inzaghi. (1 Marchegiani, 18 Negro, 15 Pancaro, 2 Colonnese, 33 Evacuo). All.: Zaccheroni 

Inter (4-4-2): Toldo, J. Zanetti, Cordoba, Materazzi, Gresko, Sergio Conceicao (15' St Dalmat), Di Biagio, C. Zanetti (28' St Emre), Recoba, Ronaldo (33' St Kallon), Vieri. (12 Fontana, 16 Sorondo, 17 Serena, 18 Dalmat, 10 Seedorf, 33 Emre, 3 Kallon). All.: Cuper .

Arbitro: Paparesta di Bari

Ammettetelo: anche solo decifrando uno a uno i nomi di questi ragazzacci vi è scattata un po' di nostalgia. Non preoccupatevi, è normale.
L'inizio del match conferma le attese: corner dalla destra di Recoba, Peruzzi prima blocca e poi perde il pallone; Vieri sotto porta, complice anche l'atterramento dell'estremo difensore capitolino da parte di Di Biagio, scaraventa in rete la palla del momentaneo vantaggio nerazzurro. Tutto sembra andare per il verso giusto, ma il destino ha in serbo per Cuper un risvolto molto più indigesto.

Al minuto 20 Stankovic pesca con un bel pallonetto Fiore che, di prima, vede al centro Poborsky che, indisturbato, trafigge Toldo. “QUASI UN'ESULTANZA POLEMICA DI POBORSKY VERSO LA NORD CHE NON ESULTA”. Così commenta il gol del pareggio laziale l'inviato di “90' minuto”, a dimostrazione del clima quasi irreale vissuto quel giorno all'Olimpico di Roma. E' il primo segnale di cedimento della retroguardia milanese.
Passano però solamente cinque minuti e l'Inter raddoppia: altro angolo di Recoba; un Peruzzi ancora incerto si lascia superare dal colpo di testa di Di Biagio che ripristina il punteggio sul 2-1 per l'Inter. Un orecchio al risultato del Friuli, dove la Juventus ha archiviato semplicemente la pratica Udinese con la magica coppia Del Piero-Trezeguet. La Roma, invece, resta ingabbiata in uno opaco 0-0 all'Olimpico di Torino. E quando tutto sembra essersi riassettato arriva la beffa: Stankovic scodella in area una palla apparentemente innocua dove Cordoba però non riesce ad intervenire in maniera efficiente; disarmante però appare la chiusura di Gresko che, di fatto, fornisce a Poborsky il gol del pareggio laziale.

Nella ripresa la formazione di Cuper non riesce ad incidere più sul match e i due gol, prima dell'ex Simeone(colpo di testa al 56') e poi dell'attuale allenatore biancoceleste Simone Inzaghi(75'), suonano come la sentenza definitiva di questo scudetto. Un tragico epilogo per la tifoseria nerazzurra, ammutolita in un Olimpico tutto per sé. Intanto Cassano formalizzava il successo giallorosso nei confronti del Torino: l'Inter a 69 finisce in terza posizione, segno di un destino scritto e purtroppo per Vieri e compagni impermutabile.

Emblematica ed indimenticabile la reazione del Fenomeno, Luis Nazario Da Lima: una mano sulla fronte a mascherare un pianto vero e genuino, e l'urlo della gioia di un trionfo strozzato in gola. Il timore di non esser riuscito a dare tutto, forse anche per colpa di un rapporto difficile con “l'Hombre Vertical”, o “l'uomo tutto d' un pezzo”, come viene soprannominato tutt'ora Hector Cuper. Un feeling mai nato, una frattura che non si sarebbe mai potuta ricucire. Il segno di un disaccordo tra il Fenomeno e la società, prima di un mondiale che regalerà al numero 9 il coraggio e la forza di andare via da Milano.

Il mio futuro? Non voglio rimanere a Milano. Ho i miei motivi, che farò sapere ai miei tifosi al momento giusto, ma li conosce anche la squadra”. Così il Fenomeno a Fortaleza, durante i mondiali coreani. Per Cuper, mister odiato da molti per la sua estrema austerità, Ronaldo era uno dei tanti in rosa. Consigliò addirittura a Scolari(allenatore del Brasile) di non convocarlo per quei mondiali: l'ex Barcellona con 8 gol vinse la classifica marcatori. Serve aggiungere altro? Il vincitore di questa diatriba è indubbiamente lui, "O fenomeno". I tifosi interisti provarono per lungo tempo a far desistere il talento brasiliano, ma la scelta era stata ormai presa: dopo una lunga telenovela Ronaldo passò a vestire la casacca del Real Madrid per una cifra vicina ai 45 milioni di euro, e l'amore dei tifosi si trasformò in vera e propria ira: Ronaldo venne addirittura scortato per riuscire ad abbandonare Milano senza problemi, il segno di un amore sbocciato nel migliore dei modi ma in un attimo appassito.

Ora si intuisce il vero o duplice senso di quelle lacrime: uno scudetto ad un passo, sfuggito per una questione di punti, di minuti, di attimi, e di errori fatali. L'amaro in bocca, incancellabile. Lacrime acre, versate con la consapevolezza che quella partita, per il Fenomeno, sarebbe stata l'ultima con quella maglia addosso.

Anche quest'oggi il viaggio di Voti Fanta finisce qui, con la speranza che la nostalgia, che voi siate dell'Inter, della Lazio, della Juve o del Milan, vi abbia per un attimo isolati dalla frenetica vita che la società di oggi ci impone. Vi lasciamo agli highlights di questo match scoppiettante, un altro capitolo dell'operazione nostalgia che settimana dopo settimana tentiamo di forgiare, a patto che voi siate complici in questo cammino.

Alla prossima puntata di FantaVintage, la rubrica dedicata ai nostalgici di un calcio, purtroppo, passato.



Carlo Recanati
articolista per la redazione Voti Fanta, è uno studente universitario residente a Sulmona, in Abruzzo.




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