Ecco che dal nulla arrivano delle dichiarazioni magari non tanto piccanti o che fanno scalpore però sicuramente piene di amore verso il nostro paese.
Le parole di un giocatore che ha fatto innamorare tutta l'Italia calcistica ed in particolar modo i tifosi giallorossi della capitale, che grazie a quella squadra allenata da Spalletti hanno goduto di un calcio fantastico e spumeggiante.
Parliamo di Amantino Mancini. Il brasiliano che ha dato spettacolo nella Roma di Spalletti e dove ha giocato per addirittura 7 anni. Ecco qualche estratto della sua intervista a Globoesporte.com
Sulla Roma ha solo bei ricordi l'esterno brasiliano.
"La mia esperienza con la maglia della Roma ha lasciato il segno. Ho segnato più di 60 goal. Se non sbaglio sono il brasiliano che ha segnato di più in giallorosso. Lì ho toccato l’apice della mia carriera. Sono stati sette anni che conservo ancora nel cuore. La tifoseria della Roma è fantastica, calorosa. E’ una di quelle che fanno tremare lo stadio"
L'intervista continua con Mancini che spiega la differenza tra il calcio europeo e quello sudamericano.
"In Europa le persone sono più serie e professionali. Sono stato dieci anni lì, un periodo che mi ha aiutato ad essere più maturo. In campo sono diventato un giocatore più attento"
Mentre sul nostro campionato...
"Il calcio italiano è un po’ più difensivo, ma tatticamente perfetto. Ho giocato nella Roma, nell’Inter e nel Milan. Sono una persona realizzata, ringrazio Dio per questa carriera"
Tante squadre come anche tanti compagni e tanti allenatori importanti.
"Capello era il numero uno come capo dello spogliatoio, Mourinho è intelligente e studioso, ma chi mi ha fatto crescere più degli altri come professionista è stato Luciano Spalletti. Grazie a lui sono migliorato tantissimo. I compagni di squadra più forti? Ronaldo, Ronaldinho, Seedorf, Adriano, Ibrahimovic, Totti… potrei continuare a parlare per un giorno"
Infine un piccolo pensiero sul suo futuro prossimo che ha già delle linee guida ben precise.
"Sono fermo da cinque mesi. Ora penso a divertirmi un po’. Ho in mente di tornare presto in Italia. Visto che ho una casa e parlo bene la lingua vado a vivere lì. Voglio seguire un corso Uefa per diventare allenatore”.
E chissà che Amantino Mancini un giorno non alleni proprio la Roma proponendo un calcio offensivo, ordinato e spumeggiante come il suo mentore e magari con un tocco di "brasilianità " in più.



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