Focus Genoa: incolore e senza idee. Il solito Genoa.




Senza troppe pretese ma anche senza sfigurare, con una posizione in classifica che non desta preoccupazioni grazie alle dirette avversarie che oramai devono solo attendere la matematica. Il Genoa di Mandorlini aveva l'opportunità di giocare la sua partita, cercando il contropiede e magari la giocata del singolo, contro un avversario falcidiato dalle assenze e dagli infortuni. Ma ancora una volta il Grifone non graffia anzi, continua a proporre il suo atteggiamento rinunciatario e un andamento scarico, privo di idee e impreciso, per una squadra svogliata ed esageratamente didattica nella sua veste iperdifensiva. Il Genoa osservato contro il Milan non ha nulla a che vedere con il suo potenziale e, aspettando che finisca questo interminabile girone di ritorno, mette in scena un’altra prestazione incolore.

Mandorlini si presenta alla Scala del calcio con il suo modulo storico: il 4-3-3. In un pacchetto arretrato orfano di Burdisso, Laxalt è chiamato agli straordinari in fase difensiva, allineandosi a Gentiletti, Izzo e Munoz. La scelta di Cataldi al posto di Cofie è dettata dalla volontà di avere un maggiore tasso tecnico in mezzo al campo, così come quella di Ntcham che, dopo il grave errore nel derby, è chiamato ad una grande prova dal punto di vista mentale. Taarabt e Lazovic con il compito di rifornire Simeone, in astinenza da quasi due mesi.
Nonostante il cambio modulo i 90 minuti di San Siro ricalcano quelli del derby e, risultato a parte, anche quelli delle precedenti partite targate Andrea Mandorlini. Il pallino del gioco è completamente lasciato agli avversari, Simeone, come spesso è accaduto nelle ultime uscite, è isolato; 5 giocatori si posizionano sulla linea di centrocampo per formare una diga ma non per cercare di ripartire e 4 difensori davanti a Lamanna. La battaglia per la mediana vede quindi i rossoblù accontentarsi di raccogliere i palloni scodellati dalla difesa e allargare verso Lazovic, tra i peggiori in campo, che durante la sua ora di gioco è riuscito a servire una sola palla giocabile, per Taarabt che di destro non da né angolazione né potenza. Il serbo, che è il giocatore a presentarsi più volte davanti a De Sciglio nell’uno contro uno, ha perso tutta la lucidità dei giorni migliori ed è infatti il primo ad abbandonare il campo tra i giocatori del Grifone. Tolto questo schema, ripetuto ogni qualvolta si presentasse la possibilità, il Genoa di San Siro ha aspettato. Ha atteso le giocate del Milan sperando che sbagliasse, senza mai provare un affondo, con Taarabt che in un paio di occasioni ha emulato quello ammirato 3 anni fa proprio al Milan, e che per il resto della partita ha cercato spunti in un mare di solitudine. Completamente assente Ntcham che anziché essere un crack si limita a smistare la sfera verso le fasce, insieme ad Hiljemark prova a metterci il fisico ma serve a poco recuperare una manciata di palloni se la manovra è immobile. 

Dopo il gol, una bella giocata di prima di Lapadula che spiana la strada a Mati Fernandez, il Milan scala la marcia e quindi il ritmo del match cala a picco. Sebbene la difesa, seppur con qualche difficoltà, riesca ad arginare gli attacchi dei padroni di casa, il Genoa non impensierisce mai Donnarumma e quindi alimenta tutti i dubbi, che sembrano essere diventate certezze, sulle sue capacità realizzative e soprattutto di reazione. Nella quinta partita delle ultime sette senza aver violato la porta avversaria, i liguri dimostrano un deficit mentale, un blocco dalla cintola in su. La difesa, visto l’andamento sotto la gestione Juric, sembra aver trovato un leggero equilibrio, seppure subisce una rete a partita, ma l’attacco pericolosamente dipendente da Giovanni Simeone, annaspa ogniqualvolta il Cholito viene chiuso dalle difese.



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